WORKING CLASS ZERO

io non sono libero,e ogni affanno a rimediare a questo guaio,si è rivelato più dannoso che inutile,ma lo rifare,oh se lo rifarei…anche se mi tagliassero le mani,userei i denti e tutta la forza che mi resta per scavarmi un buco per uscire da quest’altro buco poco più grande.
è che la vita mi ha fatto pagare il biglietto a prezzo pieno e mi ha mollato qui,senza troppi complimenti,a lasciare ogni speranza senza neanche essere entrato.
intrappolato fra un lavoro alienante,una cassa toracica esile e un sistema di valori che ai più sembra ridicolo,se non vecchio,o morto,o almeno morente.e di nuovo ridicolo.
ma ho imparato da voi a mangiare composto,a dare del lei e a salutare a voce alta ogni volta che entravo in una stanza.ho imparato a chiudere bene le porte,e se c’era uno zingaro nei paraggi a dare pure due giri di chiave.
sentirsi sicuri è un miraggio se prima non togliamo la rete di protezione sotto questa fune tesa fra i nostri sogni e nostri bisogni e sentirsi felici è una cazzata,perchè buon’uomo,di questi tempi la felicità ha il prezzo dell’idiozia.
ma fortunatamente posso sempre scegliere se andare a rompermi il cazzo al bar,davanti a una birra o rompermi il cazzo a casa davanti alla tv,che con gli occhiali 3d sembra che quel momento di felicità che prima sembrava solo vago e lontano,ora esca dallo schermo e si sieda con me sul divano a cullarmi sino al sonno più completo.
mi piaceva,è vero,alle due del mattino urlare e sfasciare vetrine e ogni rimpianto non era un fardello ma un motivo d’orgoglio e speranza che forse,tutto sarebbe andato bene.
e forse tutto andrà bene.
forse.

morgen

non posso,ad ogni passo incerto,permettermi di cadere,traballare,scivolare,non è colpa del vino,no,ne delle vertigini.
semplicemente non è per me l equilibrismo.questa facile euforia che ricuce ferite con una facilità grossolana che annuncia solo un’altra ovvietà.un’altra sconfitta.
ho cercato fino adesso,sempre e solo,che al mio pensiero seguisse immutata la medesima azione.silente solitara ma fedele.
come un filo che mai si spezza e che mai si ingarbuglia la felicità,credevo,sarebbe passata per forza di la.

ma non riesco a guardare le persone negli occhi.
ho paura di quello che potrei vederci,e una volta passata la paura,comincia di nuovo la solitudine.
la mia e la vostra.

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